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Maria Muti Maria Muti

Ho sempre voluto scrivere. Ho fatto - nel mio piccolo - molte cose che mi hanno fatto sentire realizzata, nella vita, ma essere una scrittrice era quella che desideravo sopra a tutte. Era la mia vera aspirazione, il mio desiderio più autentico, ciò per cui mi sentivo nata. Non mi importava affatto la fama personale: che la mia faccia fosse famosa, insomma, che mi invitassero ai talk-show o alle feste nel jet-set. Anzi, quella era ed è ancora una cosa che rifuggirei come la peste. E nemmeno dei soldi m’interessava: se vengono ben vengano, ci mancherebbe, ma non è certo questo il motivo che mi fa mettere alla tastiera.

Scrivo perché mi piace farlo, perché lo so fare, per esprimere ciò che ho dentro, per raccontare le infinite storie che la mia immaginazione è capace di creare. Mi piacerebbe saper disegnare, saper comporre musica, saper danzare, ma non lo so fare. Avrei anche del talento naturale in questi campi, forse, ma non ho gli strumenti per farlo. Non so disegnare, non so suonare, non so danzare. Io scrivo. So scrivere.

Scrivo e mi emoziono scrivendo. Se riesco a emozionare chi legge è perché so emozionarmi io. Scrivere mi dà gioia nel momento in cui lo faccio, a prescindere da qualunque cosa venga in seguito: quando ho finito, quando sento che il testo, in quella forma, è compiuto, mi sento appagata, realizzata, felice.

Non faccio mai progetti né piani dettagliati, quando mi metto al lavoro. L’idea di base mi gira in testa da un po’ di tempo: la lascio germogliare, precisarsi, perfezionarsi nella mia mente da sola, seguendo i ritmi naturali della mia fantasia, che è sempre in moto a prescindere da me. Poi, quando sento che è arrivato il momento, quando ho quel languore, quella dolce inquietudine dentro che mi dice che lei è pronta e sono pronta anch’io, le do forma con le parole, la costruisco, la rendo viva.

Questo non è un inno al naïf. L’ispirazione è fondamentale, ma la tecnica lo è altrettanto.

Metto un’attentissima cura a rendere vivo ciò che creo: non bastano le prime parole che ti vengono in mente, anche se, sul piano del significato, sono corrette. Bisogna trovare l’espressione esatta, quella che sa rendere impeccabilmente ogni sfumatura, quella giusta, perfetta, definitiva. Quella capace di dire con precisione ciò che volevi dire, che sa commuovere della commozione che stai provando, fatta di parole che contengano e trasmettano il sentimento che hai in cuore.

Per questo sono minuziosa nel farlo, e paziente: posso anche scrivere di getto, sull’onda di un’ispirazione incontenibile. Ma passo e ripasso poi cento volte al setaccio quello che ho scritto, non mi metto fretta e non mi stanco mai. Spesso attendo. Chiudo il documento e lo lascio a “decantare” per un po’ di tempo. Poi lo rileggo, molte volte, con occhi nuovi. E lo correggo nelle virgole, nei dettagli, nei suoni. Ci metto tutto il tempo che serve. Di solito, se piace a me, piace anche a chi legge.

Tutto questo, però, fino a poco fa era una cosa che andava avanti a titolo del tutto personale. Uno per essere uno scrittore non basta che sappia scrivere e scriva: deve avere anche qualcuno che lo legga. Deve avere, per lo meno in linea teorica, la possibilità di arrivare a qualcuno.

Io a qualcuno ero arrivata, prima di Youcanprint: scrivendo delle cose - molte cose - a livello amatoriale, pubblicando su internet, avevo ottimi riscontri, direi. Ma erano comunque esperienze episodiche, per vari motivi. Altalenanti, incomplete, in cui la voglia di farlo andava e veniva perché non c’era in fondo la motivazione più forte: la consapevolezza di poter pubblicare, davvero, delle storie mie.

Questo è molto importante per un autore. Posso dire, anzi, che, senza la spinta forte datami dalla pubblicazione vera e propria, la mia stessa ispirazione si addormentava: cose da fare, pensieri più urgenti, il lavoro - bello e impegnativo - che ti prosciuga, che ti spegne con la fatica la fantasia. È stato da quando ho iniziato a pubblicare davvero, con quest’azienda, che la mia voglia di scrivere è rinata.

Un giorno, da un periodo d’ispirazione intensa e profonda, è nato il mio primo romanzo vero e proprio, quello che aspettavo da tanto. Scritto senza rete, senza remore moralistiche, senza vincoli. Verità allo stato puro passata attraverso un filtro letterario accorto. Complesso ed esagerato, deliberatamente fuori dai cliché, forse provocatorio, audace, controcorrente. Ma delicato, esposto, dolce e sfumato, intimo, vero. Questo, almeno, secondo me.

Mi sembrava bello, anche se non avevo il coraggio di mostrarlo a nessuno. Di dire che l’autrice ero io. L’ho scritto e ho continuato a leggerlo solo io a lungo, paga di questo, tenendolo celato in una memoria del mio computer, contenta già solo di avergli dato forma, di averlo reso reale.

Ho tentato poi, tra mille timidezze e dubbi, di inviarlo a delle case editrici tradizionali. Arriva un momento, sempre, in cui ciò che hai scritto non può più restare con te, ti chiede di essere condiviso. E ho sperato che qualcuno lo leggesse, rispondesse, mi dicesse: “è bello da spezzare il cuore”; o “non mi piace ma può migliorare”; o “non vale la carta su cui è stampato”.

Ma non è successo. A parte un paio di episodi trascurabili, ho avuto la sensazione che le case editrici proprio non leggano i manoscritti che ricevono attraverso i canali da esse formalmente dedicati a questo. Questo mi è dispiaciuto davvero: non un’eventuale critica o stroncatura, non la mancanza di apprezzamento, ma l’assenza di un interlocutore, la sensazione di trovarsi a dialogare... da soli.

Se funziona così, uno scrittore che voglia farsi conoscere non ha molte strade per riuscirci. Certamente non quelle tradizionali, almeno. Ci sono i social, vero, quelli dove un’influencer può vendere un bestseller raccontando come si mette il mascara. E funzionano, gli influencer vendono migliaia di libri! Libri per non lettori scritti da non scrittori, che spesso prosperano. E le case editrici gli corrono dietro, poi, accodandosi ai grandi successi del web, sbavando dietro al fenomeno mediatico di turno, qualsiasi contenuto e qualsiasi forma i suoi libri abbiano, a prescindere dal fatto che siano scritti coi piedi o siano scritti, magari, da qualcun altro.

Capisco che per una casa editrice leggere la valanga di roba che arriva sia un’impresa titanica. Capisco che la maggior parte di questa roba sia scadentissima, e che esse rischierebbero di passare il giorno a fare solo quello, se si mettessero davvero a leggere tutti i manoscritti che vengono loro inviati.

Però allora, se le case editrici tradizionali non fanno più scouting, non cercano talenti, non leggono, non si interessano di eventuali nuovi scrittori, utilizzando solo, come criterio, il calcolo di quanto può fruttare stampare il prossimo libro dello youtuber di grido o l’ennesimo esercizio svogliato dello scrittore “impegnato” (che è magari mediocre, ma un suo pubblico alla fine ce l’ha); se tutto deve ridursi a una mera operazione di marketing senza più alcuna cura o amore per lo scrivere vero; se manca la passione, la voglia di scoprire, di leggere, di emozionarsi su qualcosa di nuovo: se tutto questo è vero, mi chiedo, a che servono allora, ormai, le case editrici tradizionali? Che ci stanno a fare? Che ruolo hanno nel panorama editoriale e culturale di questo paese? Mi sembra davvero, purtroppo, che da anni non propongano niente di interessante e di nuovo, per lo meno da noi. Che siano ormai una realtà obsoleta, in lotta perenne con una crisi in fondo meritata, sulla strada di diventare una specie in via d’estinzione.

Ecco allora perché Youcanprint. Mi sono accostata al self-publishing senza aspettative particolari e con una sola idea in testa: pubblicare il mio libro, renderlo accessibile a chiunque volesse leggerlo, fossero anche stati in due. Non poteva più rimanere in quel cassetto, per giunta virtuale, non potevo più tollerare che il mio libro esistesse senza poter dire “è mio”. Non mi aspettavo che mi rendessero famosa, che questo mi garantisse un passaporto per il successo, ma esclusivamente che facessero diventare reale il mio lavoro, lo rendessero disponibile ovunque, lo proteggessero di fatto dallo smarrirsi e dalle appropriazioni altrui (anche se ovviamente lo avevo già protetto io). Mi consentissero di dire: “L’ho scritto, l’ho pubblicato, eccolo, se qualcuno lo vuole è qui”.

E ho trovato assolutamente ciò che mi aspettavo. Molto meglio, anzi. YCP è fatto di gente appassionata e seria, che non guarda solo ai profitti ma ha una visione, che s’impegna per migliorare e fa progetti con i suoi autori.

Sono, prima di tutto, molto professionali e disponibili: dopo quel primo libro ne ho pubblicati altri due. Ne ho scritto un altro, che sta ancora nel mio pc ma pubblicherò con loro appena lo sentirò pronto. Ti ascoltano. Ti scrivono. Sono rapidi ed efficienti. Ti danno consigli, se li chiedi, ed ascoltano con estrema attenzione le tue richieste, facendo esattamente quello che vuoi. Se non va bene puoi correggerli ed integrare, si torna indietro. Hanno un metodo, basta attenersi alle indicazioni.

Non sapevo niente di impaginazione, di carte, di formati, di grafica, di categorie. Mi sono documentata sul loro blog e ho letto tutto quello che mi serviva. Hanno un format efficiente che ti permette di calcolare i costi preventivamente, così puoi fare i conti con le tue tasche fin dall’inizio.

Certo, li paghi, ma molto meno - non c’è paragone - di quello che pagheresti con sedicenti case editrici che chiedono un contributo all’autore agitandogli davanti il miraggio di diventare uno scrittore vero, e in realtà lucrando sui suoi sogni e sacrifici. YCP ha prezzi ragionevolissimi, grazie alla formula del print-on-demand abbatte i costi di produzione ma rende virtualmente il tuo libro disponibile ovunque e per chiunque lo voglia, realizza ebook e audiolibri secondo gli standard più moderni, mette in vendita ciò che vuoi su tutti i più grandi stores. Puoi stamparti una sola copia o mille, per loro va bene, decidi tu. La qualità della stampa è eccellente, degna della migliore casa editrice e anche più. Ha soluzioni che ti consentono di distribuire meglio il tuo libro. Offre un servizio di editing e correzione di bozze (io non lo uso perché so farlo da me), di creazione della copertina (e lo uso perché non capisco un tubo di grafica), di impaginazione che puoi scegliere tra editoriale e professionale, la copia di prova. Ti risparmia un sacco di burocrazia fastidiosissima, sia per quanto riguarda il deposito legale, che dovresti farti da solo, che per gli aspetti fiscali di cui eliminano ogni seccatura, provvedendo loro a fornirti già fatta la documentazione da presentare al commercialista.

YCP protegge la tua privacy se vuoi scrivere con uno pseudonimo, o anche più d’uno. Chiede il tuo contributo di idee e ascolta quello che gli proponi, è alla continua ricerca di miglioramenti e disponibile ad ammettere eventuali errori. È fatta di ragazzi giovani, che hanno avuto un’idea e l’hanno realizzata con entusiasmo e passione, in modo splendido. E hanno voglia di crescere, perché sono giovani.

Io volevo questo e loro me l’hanno dato. Sono, quindi, del tutto soddisfatta della prestazione e del servizio, per costi, professionalità, efficienza, tempi, rispetto dei patti.

Sono, per sovrappiù, contenta della loro gentilezza e simpatia.

Sono interessata a conoscere e ad avvalermi, se posso, dei servizi di promozione che potrebbero offrirmi e su cui stanno lavorando. Non faccio molto, infatti, per promuovere le mie opere, perché per me, al momento, è molto più importante scriverle, e la mia anima è quella dell’autore, non quella del pubblicitario. Certo, ci dovrò lavorare, se voglio vendere. Se ci lavorano loro per me è meglio, sono disposta ad aiutarli e ad accedere alle loro eventuali proposte.

E mi piacerebbe molto se un giorno mi scrivessero, mi dicessero che hanno letto il mio libro e che faranno di tutto per farlo conoscere al mondo. Se dovrà succedere succederà, tanto meglio e ne sarò felice.

Ma, al momento, sono felice anche così, perché, con onestà e competenza, mi hanno dato gli strumenti per realizzare un sogno.